Se in un pigro pomeriggio domenicale…


Se in un pigro pomeriggio domenicale non sapete proprio cosa fare, ma di cineminicentricommercialilapartitadipalloneparentiemarmocchiettivari non ne potete più, prendete in considerazione l’idea di fare un salto al MACRO Testaccio, sede distaccata del Museo di Arte Contemporanea di Roma situata nel complesso ottocentesco dell’ex-Mattatoio.

Una bella passeggiata in mezzo ad opere d’arte e complessi architettonici industriali riqualificati vi darà la benefica sensazione di impiegare in modo più stimolante il vostro tempo libero. E poi vuoi mettere in ufficio il lunedì come ve la tirereste per benino?

So già che qualcuno tra voi starà sospirando ‘mi ci manca solo la mostra d’arte contemporanea nel weekend’, mentre nella sua testa riecheggia una sola, emblematica parola: Divano.

Ma è qui che vi volevo. La vera buona notizia è che al MACRO Testaccio la vostra pigrizia è  più che benvenuta! Nessuno vi chiederà di lasciare fuori dalla porta i vostri abiti ordinari, la vostra camminata un po’ curva e zig-zagante, il vostro marmocchio chiassoso e per fortuna nemmeno la vostra macchina fotografica!

E ciò perché l’arte contemporanea (e i curatori del MACRO in questo hanno colpito in pieno) ha qualcosa di indiscutibilmente geniale e rivoluzionario: è democratica.

Innanzitutto, costa poco. L’ingresso alla collettiva PLUS ULTRA, allestita negli antichi locali restaurati della mattanza, costa soltanto 5 euro (3 euro per il biglietto ridotto).

In secondo luogo, il museo è aperto fino a mezzanotte, perciò per la visita ve la potete prendere anche con molta, moltissima calma, gironzolando tra le installazioni e riposando un poco sui sacchi sonori, da cui gli sporadici visitatori entrati prima di voi vi osserveranno arrivare, già spaparanzati.

Terzo, l’arte contemporanea si rivolge a tutti e soprattutto non richiede al visitatore di essere ‘capita’.

Chi ci tenesse in modo particolare, potrebbe comunque leggere le brevi recensioni riportate sui pannelli che accompagnano le opere, oppure chiedere lumi ai simpatici ragazzetti di servizio al museo (che nella loro inedita tenuta easy going felpaneraconcappuccio mi hanno fatto ripensare con tenerezza all’imperturbabile personale che popola solitamente le gallerie d’arte, armato di foulard, cravattini e ricetrasmittente).

Chi non può fare a meno di cercare risposte precise, insomma, non sarà mai lasciato a bocca asciutta. Chi invece volesse abbandonarsi alla casualità e all’istinto, all’olfatto tanto per capirci, non potrà fare a meno di scoprire che l’arte contemporanea è proprio lì per questo.
Suoni, suggestioni, colori, forme, prospettive, materiali, spazi, sensazioni, provocazioni. La fruizione delle opere è sensoriale, solo in secondo luogo intellettuale.

Non è necessario che riconosciate i nomi degli artisti, che sappiate qual è la loro storia, che li collochiate in un movimento piuttosto che in un altro, che afferriate al volo il loro messaggio. E nemmeno che vi piacciano! Ciò che vi è richiesto è, più semplicemente, di lasciarvi impressionare, incuriosire, divertire, infastidire… La comprensione arriverà a sorpresa, come qualcosa che sapevate già. Oppure no. Ma siamo sicuri, in fondo, che sia davvero questo l’importante?

Ah, e se per caso passaste dal MACRO Testaccio, fate capolino anche nell’incantevole Pelanda, dove fino al 30 Gennaio ci si può addentrare nel Labirinto Fellini, allestito in occasione del cinquantesimo anniversario de La Dolce Vita. Ne vale la pena, anche solo per ammirare col naso all’insù i padiglioni utilizzati per la pelanda dei suini e per i serbatoi dell’acqua.

Le immagini che ho raccolto domenica scorsa forse vi racconteranno qualcosa di più.

Ma sono solo una traccia: il resto della storia sta a voi raccontarlo!

Link utili:

(testo e foto di Francesca Tosi)

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